Provate ad invitare a cena una vostra amica in visita a Parigi, non importa l'età, né se è bionda o bruna, l'importante è che sappia apprezzare la buona cucina. Scegliete un ristorante dove si mangi veramente alla francese: niente spaghettì boló o sushì e sashimì, ma vera, autentica cucina francese, per esempio Le Procope, nel quartiere Saint Germain-des-Près. È forse il più antico ristorante di Parigi, l'ambiente e gli arredi sono caldi e accoglienti e, fidatevi, si mangia bene senza spendere una fortuna. Fatevi dare un bel tavolo e iniziate offrendo una flûte di champagne alla vostra ospite. Poi prendete l'iniziativa e ordinate per entrambi una soupe à l'oignon gratinée. 

Creata nel 1920, la scuola Ferrandi Paris propone una formazione professionale unica nel suo genere, che prepara ai mestieri della gastronomia e dell’hospitality management più di 2.300 allievi provenienti da ogni parte del mondo. Diplomati destinati a brillanti carriere in strutture rinomate, o a capo della propria impresa. Ecco un profilo della scuola di cui tutti parlano.

«Sì, è vero, esiste il piatto, ma esiste anche il momento che ci dona il nutrimento. Il piatto nutre molto facilmente lo stomaco, ma il luogo in cui mangiamo, le persone con cui mangiamo, il momento dello scambio, è proprio questo l’istante in cui a nutrirsi è la testa…

Il primo assaggio avviene sempre con gli occhi: la sensazione visiva di un piatto è importante quasi quanto il suo sapore. Molti considerano l'impiattamento come la ciliegina sulla torta, una fase finale del processo di realizzazione del piatto che può essere eseguita in maniera indipendente dal sapore della ricetta, invece, è diventato centrale, come cI spiegano tre de più grande chef francese…

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