FROUFROU, UN RISTORANTE COSI PARIGINO AL CENTRO DEL TEATRO EDOUARD VII A PARIGI

Froufrou è anzitutto un luogo dove si vive, dove ci si ritrova fra soli iniziati, persone esperte in una innegabile “art de vivre” parigina: Froufrou si ispira alla leggerezza e spensieratezza della Vecchia Parigi, dove regnava l’allegria, la condivisione e la varietà. È un luogo unico e fuori dal tempo, un luogo di appuntamenti, di lasciarsi andare. Qui si mangia, qui si discute, qui si fa festa, e qui ogni giorno si possono avvicinare gli artisti del teatro, fino a notte fonda.

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Situato al centro del Teatro Edouard VII, Froufrou vede sfilare gli artisti, gli spettatori e gli habitués del quartiere, per tutto l’arco della giornata. I Parigini ci vanno per un bicchiere, prima e dopo lo spettacolo, al Bar Cancan, del tipo “Speakeasy”, mentre i più golosoni – avidi di novità e di condivisione – vengono qui per scoprire la cucina di Juan Arbealez. Il tutto, esaltato dall’universo déco del creatore, lo stilista Alexis Mabille.

9Credit Justin PrinzIl teatro Edouard VII: un luogo carico di storia

Il Teatro Edouard VII conferisce, nel marzo 2018, la concessione del suo ristorante al Moma Group. È così che il Café Guitry – storico ristorante del posto –  a settembre 2018 diventa Froufrou. Mitica “location” parigina, il Teatro Edouard VII ha una storia che risale all’inizio del XX secolo, quando l’omonimo re inglese – innamorato pazzo di Parigi e delle sue attrazioni, volle creare una sala da spettacolo al centro della capitale. Fu il cinema, anzitutto, a inaugurare il luogo nel 1913, per poi lasciare il posto al teatro poco tempo dopo, facendo scoprire ai parigini il teatro anglosassone.

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Dobbiamo attendere il 1920 perché una dichiarazione d’amore attiri la Parigi-che-conta al Teatro Edouard VII. Je t’aime, di Sacha Guitry , dal palco dichiara il suo eterno amore a Yvonne Printemps.

AM Froufrou 2995 FA«Nessuna primavera (1) è più deliziosa di quella di Parigi, ma quando si chiama Yvonne (1) diventa una cosa eccezionale. È impossibile personificare Parigi in modo più preciso». Je t’aime, Sacha Guitry

Per dieci anni, Sacha Guitry ha assicurato al Teatro Edouard VII una fortunata prosperità, e rimane ancora e per sempre il simbolo del luogo.  Vi si sono comunque succeduti: Lucien Guitry, Sarah Bernardt, Raymond Rouleau, Arletty, Orson Welles…AM Froufrou 3215 FA

Oggi, il Teatro Edouard VII continua a essere il teatro della diversità che riesce a far alternare Feydeau con Duras, Tennessee Williams con Poiret, Anouilh con Eric-Emmanuel Schmitt o Paul Valéry con Guitry.

Juan Arbealez: uno chef creativo & generoso

BENEDETTA CHIALAÈ giovane, talentuoso, un filino festaiolo e molto simpatico. È difficile non aver mai sentito parlare di questo astro nascente, riconosciuto e noto al grande pubblico grazie alla sua partecipazione al programma “Top Chef”, che possiede oggi vari ristoranti a Parigi e che rappresenta perfettamente la leggerezza e la spontaneità del ristorante Froufrou!

Juan Arbealez lascia la Colombia a 18 anni per realizzare il suo sogno: cucinare a Parigi. La sua audacia lo spinge dietro le quinte del Cordon Bleu, al fianco degli chef che insegnano in questa scuola prestigiosa, dove Juan osserva tutto e apprende tanto. Due anni dopo, viene raccomandato per affiancare lo chef a tre stelle Pierre Gagnaire ed essere ingaggiato nelle sue cucine parigine, a rue Balzac. Seguono delle tavole di prestigio come quelle di Éric Briffard al George V** e di Éric Frechon al Bristol***. Oggi guida il famoso Yaya, ma anche Plantxa, Levain, Vida, Maya e ormai Froufrou al Teatro Edouard VII, incarnando uno stile di ristorazione che coniuga pretenziosità e cucina, e atmosfera informale: un’offerta molto attuale.

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Par Juan Arbealez, se Parigi  è una festa, lo è anche la cucina: al tempo stesso conviviale, inventiva, generosa, capace di evocare ricordi, ma anche varia e raffinata. Per Froufrou, allora, lui ha immaginato uno “sharing” alla francese, sullo sfondo di una cucina bistrot moderna, in cui i grandi piatti da condividere verranno sistemati al centro della tavola, per sostituire i tradizionali piatti individuali.

Una cucina- ricordi da condividere2Q2A9177

Come antipasto, un ossobuco “degli amici” o i cannolicchi al burro alle erbette, – come primo e secondo le conchigliette tartufate dell’infanzia dello chef, la spalla d’agnello confit o la deliziosa coda di rospo intera – fino al dessert – il grande Millefoglie da condividere, la carta Froufrou ci promette di essere conviviale, golosa e generosa, sulla scia della tradizione di condivisione delle tavole della Vecchia Parigi.

Alexis Mabille: lo stilista-creatore che porta il suo stile con talento

Con Froufrou, il francese Alex Mabille, celebre creatore di moda, decora il suo primissimo scrigno di tesori. Vi porta il suo occhio meticoloso, con tutta la precisione che metterebbe in una collezione di Alta Moda. Froufrou è allora pensato nei minimi dettagli – fino alle vecchie maniglie per porte scovate nella soffitta del Teatro Edouard VII – probabilmente un tempo erano state impugnate da Sacha Guitry in persona. Froufrou è appena nato, ma già è carico di storie.

FROUFROU LOGO«Froufrou sarà questa doppia esperienza: un passaggio dall’ebbrezza e al piacere, ai due arredamenti complementari degli interni, ispirati alla fine del XIX secolo e all’allegria degli Anni Ruggenti. La prima esperienza è una sensazione, un portamento, il visto e l’essere visto, che si condivide sul palcoscenico. Prima di vivere la seconda esperienza, al bar. Una riscoperta della festa, e una sensazione di libertà». Alexis Mabille

Il ristorante è un prolungamento del foyer, che vuole essere più “intimo” e che ci immerge in un mondo ovattato, velato da grandi tende blu notte aperte su porte e finestre, che tornano a essere spazi incorniciati da sfumature blu, oro e terracotta.

In un certo qual modo, Froufrou è il posto ideale per essere visti senza esserlo veramente, ricreando, così, degli spazi intimi che si susseguono ad infilata fino a un podio di ferro battuto con foglie di acanto e lumeggiature dorate per i gruppi di amici.

11Credit Justin PrinzÈ la reincarnazione e la rinascita di un luogo dove si vive, con i suoi colori profondi, sia maschili che femminili. Uno scrigno sopraelevato di particolari decorativi, in cui il pavimento con le spighe di grano oro e rosse contrastano con i lampadari moderni che ammiccano alla nostra epoca. Prospettive, riflessi e morbidezza del velluto, fanno vibrare la luce e restituiscono maestosità a questa bella sala del ristorante.

Ma in questo locale, ad attirare lo sguardo, c’è anche una scala “galleria” dipinta in blu notte e oro.  Il suo arredamento onirico e poetico inviterà con naturalezza –  e per soddisfare una naturale curiosità umana – a scendere per scoprire cosa vi si nasconde.

Un  bar segreto, del tipo “Speakeasy”

Nel seminterrato, dove fa un gran caldo, con la sua palette di rossi scuri, d’oro e di legno finito a cera, un bar segreto che si ispira, al tempo stesso, a un ritorno al passato, a un bar inglese o a un vagone dell’Orient-Express. Nel prolungamento del ristorante, questo bar che sarà riuscito ad attirare i più curiosi, è anche un viaggio che continua, come un secondo atto teatrale, in cui la festa ha un posto d’onore e punta su un mix di stili: persiano, Secondo Impero, cabaret, XVII secolo, art-déco, speak-easy… Elementi diversi che si intrecciano, proprio come una festa, ricreando così un insieme di conversazioni.

I saloni si riflettono nelle boiseriers a mo’di galleria di specchi, in cui gli ospiti si rilassano sui divani, attorno a tavolini bassi per interagire, ballare, e sorbire cocktail, come in un grande salotto dal soffitto vetrato che rifletterà a specchio quello che succede in questo luogo dove si vive la vita.

 http://www.froufrou-paris.com/

10 place Edouard VII Paris 9e

+33 (0)1 47 42 92 55

(1)La lingua francese gioca sul doppio senso tra “printemps” (primavera) e “Printemps” (cognome di Yvonne)

Copiright all foto:Froufrou

 
Brigitte - Social circles

Bonsoir, my name is Brigitte. I’m the ultimate Parisian. There isn’t a VIP evening that I miss out on. When I was 18, I hunted autographs and stole photos of stars walking the streets of Paris or in concert. Vanessa Paradis, Catherine Deneuve, Jean Dujardin... they’re all in my book. It wasn’t very difficult as my parents produced concerts and I grew up in this fascinating world. I’ve turned it into a profession since I’m a people journalist! I now set up meetings with the stars and can question them without their bodyguards getting rid of me like they did in the past. I’d love to tell you more about these so French VIPs…

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